Se telefonando

Luci e Ombre | Alberi e ambiente

La bellezza e l’importanza delle piante è evidente, ma c’è chi si ostina a non capirlo, per calcolucci personali o logiche illogiche che torneranno indietro come il più spietato dei boomerang. Verdi fronde abbattute un po’ ovunque, spogliando campagne e desertificando paesaggi un tempo sorridenti; bastano due passi anche solo in città per imbattersi in tronchi monchi, vuoti improvvisi e viali battezzati tali oramai solo sugli elenchi telefonici.
Le due fotografie proposte lo dimostrano: la luce splende sulle colline incorniciate da vegetazione secolare e spontanea, piacevole allo sguardo e benevola al clima; l’ombra, ma sarebbe più azzeccato parlare di profondo nero vista l’assenza del minimo fuscello in grado di crearne, avvolge la desolata pianura Padana, rendendola sempre più simile ad un’arida steppa sconfinata, dominata dai soli tralicci dell’elettricità. Realtà palese, seppur follemente non ammessa da pletore di ciechi agricoltori e accettata da omertosi occhi chiusi collettivi. Già, il pianeta soffre coperto da colate di cemento e aria irrespirabile e questi, scarpe grosse e cervello rozzo, da proprietari di uno o più campi si sentono padroni di danneggiare equilibri naturali. A che pro? Per raggranellare ogni millimetro sfruttabile; spremendo e impoverendo oltremisura il terreno, sacrificando il povero albero che crea intoppo all’aratro e impedisce la semina di altro mais, giungendo perfino ad interrare canali a ridosso del ciglio stradale. Avidità pura, ma tant’è.
La colpa non è però dell’uomo, neppure davanti all’evidenza sfacciata.
Si accampano motivazioni il più delle volte inconsistenti, quali malattia o rischiosità, se non addirittura bieco menefreghismo. E si crede al fantasmagorico.
Se ti schianti a tutta velocità contro un gelso, la responsabilità non è tua, è della pianta che da una vita è radicata pacifica nel suo giusto habitat, elementare. Se le coltivazioni versano in uno stato di pericolo, il colpevole è qualche dispettoso essere appartenente alla fauna selvatica, mai e poi mai un bipede verboso. Se si susseguono smottamenti e frane, il dito non si punta a chi edifica sul cucuzzolo della montagna, imputati sono i grandi assenti, gli alberi, recisi dallo Spirito Santo.
Corroborati da simili convincimenti, si esigono rimborsi fino al 100% per i danni alle attività agricole causati da animali, raccontando quanto siano dispettosi gli uccelli ittiofagi, o da calamità naturali imbizzarrite, chissà come mai, senza additare il maggior responsabile, l’individuo.
Mettiamola così, la fautrice di tutti i mali è Cerere, dall’alto del suo ruolo, poiché non ha saputo distribuire a dovere i fazzoletti di terra.
Scherzi a parte, scarseggia una visione altruista, propria di chi ha sensibilità. Abbonda, al contrario, l’eloquio ricco di parole pertinenti, pronunciate però senza la minima convinzione, semplicemente per sentirsi nel solco, restando in tema, di tendenza: via libera così a consapevolezza, sostenibilità ambientale, spirito green e altro ancora.
L’idea poi, dettata da una situazione oramai impossibile, di mettere nero su bianco perplessità, denunciando questi tagli feroci, comunicando con quotidiani locali e nazionali, si rivela valida ma purtroppo non risolutiva. Puntuali arrivano spiegazioni talmente scontate e false, uguali da anni, sorrette dal nulla: se non è la preoccupazione neve, come se non si fossero mai visti fiocchi ad imbiancare, è il male subdolo che misteriosamente s’insinua laddove traspare rigoglio. L’operazione segue: con sporadiche nuove piantumazioni quando l’insurrezione è corale, ovvero quasi mai, e con un copione preciso, basato sul rovinare ciò che gioverebbe a chiunque e, popolare generosamente, in antitesi, il proprio orticello. Davanzali colorati, grattacieli pullulanti di cedri e profumate altre varietà, giardini da cartolina, sono i benvenuti ovviamente, ma è necessario innaffiare visioni assai più ampie.
Ciò che sorprende è scoprire talvolta una chiusura ferrea al bene sociale in persone insospettabili, soddisfatte di quel che è sotto al naso e reca vantaggi a se stessi, del resto non è fermamente affar loro. Peccato, addio lungimiranza, è esattamente quel resto ad essere universale e di vitale importanza.

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