Se telefonando

“Il tweet del mercoledì”| Temi e maturità

Le danze le apre sempre il tema d’italiano, che è la prova in apparenza più rassicurante, perché in sei ore qualche idea giungerà in soccorso e il foglio ospiterà dell’inchiostro; in più, e questo tanto conforta, si dà per scontata la presenza di almeno un argomento ancora di salvataggio, ossia di stretta  attualità. Tipo la grande assente di quest’anno, Greta l’ambientalista. Vuoto che ha mandato in tilt mezzo plotone di maturandi, con l’immancabile vocabolario alleato e l’imprevedibile scherzo nemico appreso al momento e mal digerito. Archiviata, quindi, per mancanza di traccia la Thunberg, la scelta ora, seppur ampia, va articolata senza aiuti pregressi, architettati da tempo e forse quasi metabolizzati mnemonicamente. Al grido di non si pianifica o al bando il programmato, a cui purtroppo già da anni la scuola ha abituato con le interrogazioni prefissate, i titoli più apprezzati sono stati i due argomentativi: al primo posto, Sloman e Fernbach, autori del testo di divulgazione scientifica “L’illusione della conoscenza”, effettivamente  fattibile senza sgualcire le proverbiali sette camicie; seguito dal chiacchierato Tomaso Montanari – storico d’arte, notevole nel suo campo – che con affermazioni discutibili su Zeffirelli e Fallaci, soprattutto sulla giornalista, ha sollevato un gran polverone mediatico da divenire noto anche al bidello straniero. Interessante, dimenticando il tweet e restando così in tema, il suo invito a discorrere sul futuro e sull’importanza del patrimonio artistico culturale.
Dopo crema e cioccolato, i più richiesti, altri gusti soddisfano ulteriori  palati: da Ungaretti a Scaiscia, a Bartali e Stajano fino al ben accolto tema di attualità su Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso nel 1982 ma cristallizato nel ricordo comune.
Oggi, come l’ieri di anni fa, non avrei avuto e non avrei dubbi, scelsi e risceglierei nuovamente la terzina che più mi piacque del librone dantesco, dedicata ad Ulisse e all’accorato appello rivolto ai compagni d’avventura, peraltro attualissimo, “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza….”. Solo un mago, anzi una strega, riuscirebbe a paralizzare la penna alacre dinanzi al commentar il canto consacrato all’itacese.
Che gran tema! Non alludo al mio di allora, ma a ciò che è racchiuso in quelle parole e che, se argomentato a modo, è il passaggio ideale per un gol epico. Inno alla conoscenza, alla virtù, alla libertà che il sapere regala. Progresso, ricerca, nuovi traguardi, sana curiosità, spinta continua a migliorarsi sono conquiste positive se considerate con occhi moderni; folle volo se offuscate dalla cappa non aspirante della realtà medioevale, basata sul perpetuare credenze impregnate di leggi divine. Ergo, l’Inferno a chi osò mettere in discussione, sfidandola, la conoscenza limitata e regolata dal cielo. Secoli dopo, a quanto pare, situazione per molti ancora volutamente controllata da entità misteriose – opzionate secondo tradizione o moda – ma volute come aiuto, speranza, fede cieca. E sì che già il sommo Vate fiorentino, pur condannandolo alle fiamme, provò e trasmise al lettore una percepibile comprensione umana per quell’impresa ardua e grandiosa. Questo, secoli prima.
Una frase celebre, da tenere fermamente a mente: basterebbe anche fermarsi solo all’icipit, tralasciando le Colonne d’Ercole, che poi per taluni diviene il tutto troppo complicato; ovvero, cercando di non vivere come animali, o preciso, prima che insorgano, animalescamente, gli animalisti, vivere come bruti. Ecco, se parecchi individui puntassero a tale obiettivo, potremmo gridare beatamente al miracolo. Terreno.

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